Piccola breve storia delle origini del nudo in fotografia.

Fin dall’inizio gli artisti hanno visto nel nudo e nella figurazione erotica un soggetto dotato di un inesauribile fascino con cui cimentarsi; non c’è dunque da stupirsi se nel 1840, solo dopo un anno dalla messa a punto del procedimento, detto appunto “dagherrotipo“, un intraprendente francese (Lerebours) aveva già cominciato a produrre le prime immagini fotografiche di nudi femminili.
Le sue modelle dovevano essere professioniste perchè erano obbligate a restare immobili anche 10 minuti, questo era, infatti, il tempo necessario perchè la lastra potesse avere una giusta esposizione.
Il nudo femminile ha infatti una doppia accezione: la ricerca di una bellezza formale e la soddisfazione dell’immaginario erotico maschile.
Non a caso divenne in breve tempo il tema pubblico più rilevante dell’eros nella storia della fotografia: si sviluppò, nel corso degli anni, fino ad affermarsi come autonoma espressione della nuova arte, meno sottoposta alla censura di quanto si pensi.
Francia ed Inghilterra furono i primi paesi che accettarono il nudo come espressione artistica anche se solo in ristretti ambienti fortemente liberali e innovativi.
In Inghilterra, nonostante il clima di generale avversione creato dalla mentalità puritana verso la fotografia, per le donne del gran mondo era di moda tenere un album “trasgressivo” contenente studi fotografici dui nudo. Nelle biblioteche dei gentlemen non era raro trovare album di tono più erotico, dove ai nudi femminili meno artistici e più audaci si accompagnavano immagini di rapporti sessuali, e talvolta anche di nudi maschili, con una netta predilezione per gli adolescenti..
Nella Francia del XIX secolo per primi furono i pittori che si resero conto dell’importanza della fotografia: la macchina fotografica riusciva a cogliere pose che nessuna modella, nuda o vestita, sarebbestata in grado di mantenere a lungo.
Il nudo e le figurazioni erotiche erano, di solito, situati in ambientazioni scenografiche allegoriche e mitologiche.
Nel 1902 si formò il famoso gruppo di fotografi “Secessionisti della fotografia“, che si proponevano di far accettare la fotografia come opera d’arte autonoma. Le loro fotografie di nudo, che pubblicarono sulla loro rivista, divennero i prototipi di un’intera generazione d’autori.
Queste fotografie erano estrose e romantiche, e per la prima volta fu pubblicamente messo in mostra lo stesso nudo audace e malizioso, che prima era solo oggetto di ricerca dei collezionisti. Il corpo svestito come richiamo sessuale è poi riproposto e rilanciato verso la fine degli anni ‘50, partendo soprattutto dal mondo anglosassone, attraverso la nascita di riviste specializzate per “soli uomini” al larga tiratura e su carta patinata (“Playboy“) che, oltre ad offrire immagine di nudità, presero anche a svelare i corpi di “volti famosi” acuendo l’immaginario erotico dei lettori.
Un’altra specie di fotografia erotica è quella dei fotogrammi ad uso privato e non commerciale che le coppie usavano talora scattarsi vicendevolmente o attraverso l’autoscatto, per fissare immagini di nudo del patner o delle proprie prodezze sessuali.


