
Da Pauline Réage a Guido Crepax.
Il sesso scritto al femminile e disegnato al maschile!
Sono passati poco più di 50 anni dal 1954, quando sono apparse le prime copie di l’Histoire D’O. di Pauline Réage, copie che circolavano clandestine, perché il romanzo fu giudicato osceno dalla Commissione del libro.
Quando finalmente l’editore Jacques Pauvert pubblica il libro, che narra la storia di una donna bellissima, di cui conosciamo sono l’iniziale del nome di battesimo: O.
Una donna che per amore di un uomo accetta la proposta e la sfida di fungere da oggetto del desideri più violenti ed eccessivi d’uomini che non si risparmiano nel darle addosso, mentre lui sta a guardare. Una donna, che pur di far piacere al suo uomo, si concede alle umiliazioni sessuali più brutali.
L’autore di tali immoralità era una donna, sebbene nessuno sapesse chi era questa Pauline Réage.
Nel 1975 Just Jaeckin dirige l’omonimo film ispirato dal libro, e finalmente, nel 1994 Pauline Réage ammette d’essere lei – senza l’utilizzo di uno pseudonimo – ad aver scritto la scandalosa, perversa storia d’O.
Pauline era in realtà Dominique Aury, la segretaria e collaboratrice di Paulhan. Aveva 47 anni, quando, in ragione di un amore impossibile in cui l’angoscia la stava vincendo sulla felicità, decise di mettere a verbale una dipendenza totale. Quando Paulhan legge il manoscritto, annota: “E’ la più feroce lettera d’amore che un uomo abbia mai ricevuto”.
E’ proprio una donna, perciò, a narrare le vicende di O, giovane, bella, raffinata signora, la cui vita consiste nell’avere amplessi d’ogni sorta con il suo amante-padrone René e con tutti coloro cui quest’uomo – debolissimo come tutti i sadici – decide di prestare o regalare la sua schiava amatissima.
Un romanzo-trattato di pornografia femminile, che gran parte della critica ha esultato lodandone la raffinatezza e il mistero, un vero e proprio capolavoro della letteratura del Novecento.
Anche Guido Crepax si lascia affascinare da O. ma è evidente una trasformazione apportata al testo di Pauline Réage. Mentre il romanzo, infatti, era una storia dell’anima e s’inoltra nel profondo della psicologia e nel tragico dell’umanesimo. Il fumetto di Crepax preferisce, invece, la modernità. I personaggi, con i loro volti, i loro gesti e i loro corpi sono, infatti, specchio di un gioco d’immagini, in cui l’immaginazione stessa simboleggia e celebra la sua artificiosità e la sua incredibile libertà.
Mentre Pauline Réage si era preoccupata di avvicinare a noi la sua eroina con le sue debolezze fisiche, i corpi di Crepax si caratterizzano per le loro linee nere, che delimitano superfici di carne di una perfezione astratta, senza passato, senza alcun tremore per l’eternità.
Oggi il sadomaso adorna le pubblicità, la musica rock e i reality show e appartiene alla “cultura” metropolitana. Non fa più scandalo, o meglio, lo fa, ma senza intelligenza, senza essere un capolavoro.


